lunedì 24 maggio 2010

Androclo e il leone

Androclus servus erat et dominus eius Africam proconsulari imperio obtinuerat. Pstquam eo prevenerant, servus iniquis eius et cotidianis verberibus ad fugam coactus est et, latebras petens, in torridam solitudinem concessit. Tum sole medio rabido et flagranti in ampla planitie specum remotum latebrosumque invenit ibique se condidit. Non multo post meridiem ad eundem specum leo venit, debili uno et cruento pede, gemitus edens et murmura dolorem cruciatumque vulneris commiserantia. Androclus statim exterritus est minaci eius facie, sed fera, mitis et mansues, ad eum accessit et pedem in gemium posuit, quasi auxilium petens. Tum Androclus stirpem ingentem, vestigio pedis eius haerentem, revellit, saniemque e vulnere expressit et sine magna iam formidine detersit cruorem. Leo tum requievit, atque ex eo die triennium totum servus et leo coniucte vixerum. Postea Androclus solitudinem reliquit, sed statim a militibus captus est. Inde Romam ad suum dominum deductus, rei capitalis damnatus est et ad bestias deditus. Sed in circo, ubi vidit leonem contra se advenientem, statim effigiem ferae quondam sibi sodalis cognovit. Leo enim mitis ad eum venit et, memor beneficii, pedem suum in Androcli gremium posuit, fidem et gratiam praebens. Tum et servus et leo liberati sunt.

da GELLIO

Androclo era schiavo e il suo padrone aveva ottenuto l'Africa con il comando proconsolare. Dop che eranp giunti là, lo schiavo fu costretto alla fuga per le sue ingiuste e quotidiane percosse e, cercando dei rifugi, si recò in un torrido deserto. allora con il sole alto, violento e cocente trovò in un'ampia pianura una grotta isolata e buia e lì si nascose. Non molto dopo mezzogiorno un leone giunse alla stessa grotta, con un piede malfermo e sanguinante, che emetteva gemiti e strepiti che commiseravano il dolore e lo strazio della ferita, androclo fu spaventato dal suo aspetto minaccioso, ma la bestia, mite e mansueta, si avvicinò a lui e pose il piede nel grembo come per chiedere aiuto. Allora Androclo tolse una grossa spina, che si era attaccata alla pianta del suo piede e fece uscire l'infezione dalla ferita e pulì il sangue ormai senza grande paura. Il leone allora si riposò e da quel giorno per tutto un triennio lo schiavo e il leone vissero insieme. Poi Androclo lasciò il deserto ma subito fu catturato dai soldati. In seguito riportato a Roma al suo padrone fu condannato alla pena capitale e fu consegnato alle bestie. Ma nel circo quando vide un leone che veniva contro di lui subito lo riconobbe. Il leone giunse mansueto da lui e pose la zampa sul grembo offrendo fiducia e gratitudine. Allora sia lo schiavo sia il leone furono liberati.

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